Tornare a respirare

“Davanti al mare la felicità è un’idea semplice”, scriveva uno.

A un certo punto il rumore del mare aveva pulito i suoi pensieri. Si sentiva di nuovo sveglia, uscita dal torpore. Il respiro riprese il suo naturale ritmo, gli occhi meno rossi, il volto decisamente più disteso e i capelli danzavano nel vento per festeggiare il ritorno alla vita. Quella mattina si era alzata presto, come tutte le mattine la sveglia suonava alle cinque e dopo neanche venti minuti era già in strada con il sonno aggrappato agli occhi e i sogni disperati per non essere stati sognati. Flor camminava verso il suo ufficio, verso la solita postazione: lo schermo del pc, la sedia con le rotelle, i post-it, Microsoft Outlook che scaricava posta e ansia di continuo, gli ordini in arrivo e quelli in partenza. Camminava cercando ancora una volta di non prestare troppa attenzione alla vocina che aveva dentro di sé e che, come ogni mattina, la pregava di cambiare strada, fare una deviazione, concedersi una giornata d’amore. Camminava e già si immaginava il resto della giornata, non era difficile in effetti: il telefono che squillava di continuo, i clic automatizzati, i numeri delle carte di credito, la pausa caffè, il pranzo dentro un barattolo di plastica e l’uscita dall’edificio in cemento armato alle cinque del pomeriggio. Una volta fuori poi, c’era da sbrigare tutte quelle faccende che non aveva fatto in tempo a fare prima: la spesa al supermercato, cucinare per il giorno dopo, cucinare la cena e solo allora poteva finalmente dedicarsi tutto il tempo del mondo. Ma non aveva più le forze. Flor si addormentava davanti al computer. Quella mattina era più buio del solito, aveva un nodo in gola che da mesi non riusciva a sciogliere e si ripeteva: “Devo sentirmi fortunata ad avere un lavoro” ma al tempo stesso aveva una gran voglia di piangere. Per strada era ancora buio dicevamo, in giro non c’era nessuno e Flor riusciva a vedere quanto si fosse fatta piccola la sua vita negli ultimi tempi. Ci sono cose che con la luce non si possono vedere. “Non farti troppe domande” le suggerivano tutte quelle persone che dicevano di volerle bene, ma quelli erano tutti consigli di carcerati inconsapevoli. Flor decise di attraversare la strada a occhi chiusi con la speranza che fosse una macchina in corsa a decidere per lei. Nel migliore dei casi si immaginava in un letto di ospedale e non le dispiaceva affatto ricominciare a occuparsi di sé, delle ferite del suo corpo e di quelle della mente. Flor arrivò senza un graffio dall’altra parte delle strada, si sentiva incastrata in un meccanismo da cui non si riesce a uscire. Se ti fermi non puoi pagare l’affitto ma al tempo stesso ti domandi se sei venuto al mondo proprio per questo. Flor in fin dei conti avrebbe voluto soltanto guardare il sole che sorge al mattino e tramonta la sera. Non aveva mai sofferto di attacchi di panico in vita sua, invece nelle ultime settimane il cuore sembrava scoppiare da un momento all’altro e l’ossigeno presente nell’aria non sembrava mai abbastanza. Si guardava intorno e tutto quello che voleva era un semplice STOP.

Perché stop? Perché fermarsi è prendersi cura, riconoscersi del tempo, coccolarsi un po’. Anche affrontarsi è volersi bene, non è masochismo ma consapevolezza. Passeggiava sempre più lentamente, aveva ancora otto minuti prima di dover timbrare il cartellino, ma sembrava non importarle. Non c’era differenza tra lei e quei mendicanti della stazione perché se i suoi genitori non avessero lavorato per tutta la vita e se lei non avesse trovato quel dannato lavoro, adesso ci sarebbe stata lei su quei gradini e a nessuno sarebbe importato un granché. Guardava con gli occhi meravigliati il sole che stava per sorgere e che presto si sarebbe distribuito a tutti senza condizioni. E invece non si guarda più a chi è o chi non è una persona, piuttosto si guarda cosa ha o cosa non ha. Flor rimase immobile davanti al rosso di un semaforo con la facciata dell’ufficio davanti a sé. Aveva una gran voglia di sentire di nuovo la terra sotto i piedi, si tolse le scarpe e prese una direzione opposta a quella di sempre. In quel momento voleva solamente quello di cui aveva bisogno. Camminava senza porsi domande, aveva finalmente dato ascolto ai suoi desideri. Desiderare è un atto bellissimo, viene dalla parola sidera «stelle», e significa: accorgersi che nel tuo cuore c’è qualcosa di più di quel che, per ora, le stelle stanno concedendo all’umanità. Scoppiò a ridere come non faceva da milioni di anni, si sentiva incredibilmente felice, si stava di nuovo prendendo cura di sé, una lacrima iniziò a festeggiare sul suo volto e la bambina che era stata e che abitava ancora in lei iniziò a fare le capriole sui prati dell’anima. Lo sguardo si era posato di fronte a quelle onde che arrivano e portano via. Flor fece un sospiro profondo e lunghissimo. E come la luna, fece alzare la marea.

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