Lisbona: la città dei punti di vista

A un certo punto Barcellona mi stava stancando e ho avvertito il bisogno urgente di realizzare un piccolo sogno che custodivo nel famoso nel cassetto: andare a vivere a Lisbona. Lo scorso settembre senza pensarci più di tanto ho inviato un curriculum e dopo venti giorni mi sono trovato su un bus notturno con uno zaino e due valigie con destino Portogallo. Lisbona è una di quelle città che semplicemente ti cattura. Non è una Parigi, la destinazione europea più visitata e nemmeno Londra o Berlino, capitali forse più conosciute. In effetti, Lisbona non ha attrazioni “stellari” come il Colosseo, la Sagrada Familia o l’Alhambra. Quello che ci fa innamorare di Lisbona è la sua aria bohemien, gli azulejos, le vecchie signore che ti sorridono senza bisogno di conoscerle, i gatti che camminano di fronte a uno dei tanti miradouro e, naturalmente, i vestiti appesi fuori dalle finestre in stile Napoli. Se quello che andate cercando è una destinazione dove ti innamori del bel tempo, del cibo squisito e di molte piccole cose da vedere, Lisbona è perfetta.

Dopo 18 ore di viaggio, alle sette del mattino mi sono trovato da solo in Praça do Comércio , ricordo che il Tejo brillava e sono rimasto fermo con i miei bagagli a meditare davanti a tutta quella bellezza. Da quel mattino è iniziata la mia storia a Lisbona, fatta di momenti difficili, solitudine, nuove compagnie e un mix di bellezza e felicità allo stato puro. In questo articolo non vi dirò di visitare l’Alfama, il più antico quartiere della città fatto di stradine in salita, scalinate e miradouros da dove potrete vedere panorami meravigliosi. Non dirò assolutamente di andare al Castello di Sao Jorge che si trova sulla collina che domina l’Alfama e che si raggiunge con lo storico tram 28. Così come non dirò di raggiungere il Barrio Alto per assistere a uno spettacolo di Fado. Mi dispiace ma niente di tutto questo. Piuttosto vi dico di perdervi letteralmente, buttare le cartine (nel cestino) spegnere il telefono, disinstallare Google Maps, dimenticare persino chi siete e dove state andando. Camminate senza meta. Vi suggerisco di non seguire le guide, di non leggere questo articolo e di non cercare ristoranti su TripAdvisor ma di entrare nei peggiori bar e nelle peggiori tascas perché lì mangerete del cibo buonissimo e davvero a basso costo.

A MINHA RUA

Lisbona la chiamano la città dei sette colli ma potrebbero chiamarla la città dei punti di vista. Guardare la città dall’alto è come guardare dentro se stessi, da lassù può capitare infatti di cambiare opinione sulle cose, rimettere in discussione le proprie certezze, cadere per un attimo dentro una strana saudade di un posto che si è appena lasciato o addirittura di un posto che non si è ancora visto. Per poi di colpo tornare a sognare perché le nuvole ti vengono a prendere e il vento ti porta via.

L’inizio non é stato dei migliori. Non avevo una casa o meglio avrei dovuto averne una ma per motivi che non sto qua a spiegare non era agibile e quindi la mattina andavo a lavoro e la sera quando uscivo andavo a dormire da un collega che avevo appena conosciuto a Queluz. Era un periodo particolare per me, mi trovavo sulle montagne russe sentimentali, il lavoro era più meccanico e noioso del previsto, la mia mente pagava ancora tutti gli errori che avevo commesso in quell’anno drammatico e sconvolgente, tutto mi sembrava così difficile e insuperabile. Ma non volevo arrendermi, non così almeno. Una sera di ritorno a Queluz mi bruciai una mano nel forno mentre cercavo di tirare fuori una pizza surgelata. Guardai la mano che si era fatta rossa e si era gonfiata e pensai: “Ecco, adesso hai pagato tutto. Ti rimarrà una bella cicatrice, vanne fiero perché questa cicatrice da oggi in poi ti ricorderà che anche quando tutto sembra perduto quando meno te lo aspetti arriva il momento in cui l’universo ti regala qualcosa di buono”. Detto fatto, la mattina seguente trovai una bella casa nel centro di Lisbona alla fermata Anjos. Il lavoro seppur continuava a non piacermi divenne più sopportabile e iniziai a fare una lunga lista di conoscenze e amicizie che ancora oggi mi porto dentro. Lisbona ogni sera mi regalava dei tramonti pazzeschi e il fine settimana andavo sempre a Carcavelos in treno e mi facevo delle ore di mare, surf, spiaggia, birra e lunghe passeggiate silenziose.

Ho passato diversi pomeriggi nel quartiere di Alcántara, accanto al famoso ponte 25 aprile infatti sorge uno spazio creativo noto come LX Factory una vecchia area industriale piena di fabbriche che hanno cambiato la loro attività per diventare librerie, gallerie d’arte, negozi di artigianato, ristoranti o palchi di spettacoli teatrali. È un luogo con un sentimento bohemien che ricorda la trasformazione del Matadero di Madrid.

Nonostante i nuovi amici ho trascorso tantissimo tempo in mia compagnia, avevo bisogno di prendermi cura di me, avevo bisogno di riposarmi dopo il caos di Barcelona, volevo solo ascoltare il mio corpo e capire in che direzione andavano i miei nuovi desideri. Avevo il bisogno di perdonarmi per gli errori commessi ma è cosa nota che perdonarsi è ancora più complicato che perdonare. Quando ero stato a Lisbona in viaggio qualche anno prima, la città mi aveva dato solo amore ma da quando mi ero trasferito mi aveva solo preso a sberle, mi aveva trattato male, quasi respinto. É servita pazienza e fiducia, ho dovuto affrontare i miei demoni prima che Lisbona tornasse a sorridermi. Nessun’altra città al mondo mi ha insegnato tanto, Lisbona mi ha dato amore quando meritavo amore e mi ha preso a calci quando mi stavo perdendo e avevo bisogno di una guida, di una maestra, di una sveglia.

Storia d’amore a lieto fine quindi? No, spesso i sogni appunto contrastano con la realtà ma sognare è stato bello e realizzare seppur per poco tempo un sogno lo è ancora di più. Le condizioni lavorative a Lisbona non mi permettevano infatti di vivere come avrei voluto. I prezzi delle stanze in affitto stanno salendo alle stelle, il turismo di massa sta lentamente (neanche troppo lentamente a dire il vero) svuotando il centro storico e gli stipendi medi sono davvero troppo bassi per pensare anche lontanamente di costruire una lunga storia d’amore in questa città. Dopo quattro mesi sono tornato a Barcelona e al mio vecchio lavoro. Ancora oggi però porto con me gli odori, la bellezza, la poesia e tutte quelle persone che ho incrociato lungo il cammino e ogni volta che mi sento un po’ preoccupato per qualcosa non faccio altro che guardarmi la cicatrice che mi porto sulla mano sinistra.
La guardo per un po’ … e poi sorrido.

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