La paura nello zaino

L’idea di percorrere le strade del Sudamerica è calata sulla mia vita come quando la carta del matto cade dal mazzo dei tarocchi. Quanti Sudamerica ci sono? Quanti Sudamericani possibili? Quanti ne conoscerò e quali soprattutto? Mi attende un Paese meticcio, enorme, in grado di parlare spagnolo, quechua o wayuunaiki e una terra indecifrabile dove le identità stregano i cuori in una danza spesso simile alle sue cordigliere, foreste e coste. Un viaggio è quello che ci vuole se da un po’ di tempo faccio fatica a scrivere, se non sento l’ispirazione, se l’inquinamento atmosferico e morale mi impediscono di sentirmi in simbiosi con ciò che mi circonda. Una scelta quella di partire per tornare finalmente a coniugare verbi come viaggiare, amare e scrivere. Tutto lascerebbe pensare che ciò sia facile, meraviglioso, divertente e forse lo è stato per un po’. Lo è stato per i primi tempi ma poi ho iniziato ad aprire le porte del viaggio ad amici, parenti, conoscenti e da quelle piccole confessioni si sono introdotte paure, insicurezze, dubbi, incertezze e vi assicuro che non è stato tanto facile mantenere fede all’idea di mollare tutto e abbandonarsi con fiducia tra le braccia del viaggio. E se rimani senza soldi? Se prendi qualche malattia ? E se ti rapinano? Se ti rubano il telefono? Il passaporto? La carta di credito? Ma sei matto? È pericoloso, non li leggi i giornali? La vita in Sudamerica vale poco ti possono ammazzare per niente. All’inizio mi divertivo a vedere le facce diventare di colpo pallide e rispondevo in maniera calma per dare rassicurazioni sulle mie buone intenzioni ma lentamente, giorno dopo giorno, le paure degli altri sono diventate anche le mie paure. Ho iniziato a documentarmi su Google, a vedere filmati su Youtube e tutto ciò non faceva altro che soffiare sul fuoco della paura e alimentarla. Confesso che è stato un crescendo di dubbi fino quasi a compromettere la partenza stessa ma poi qualcosa è scattato e ho capito che chi esige in anticipo tutte le risposte alle possibili difficoltà non comincerà mai un viaggio, non si innamorerà mai e non vivrà una vita al pieno delle proprie possibilità. Mi sono accorto che spesso ciò che gli altri vedevano riflessi in questa decisione erano i loro stessi timori, non tanto nei confronti del viaggio, quanto di rompere una routine, rischiare più di qualche spicciolo nel poker della vita. Mi sono accorto che bisognava essere forti per mettere nello zaino, oltre ai vestiti anche le paure altrui.

Sono cosciente che tutte queste persone non dicevano quelle cose con l’intenzione di danneggiarmi o per rovinare l’entusiasmo, le loro preoccupazioni erano reali ma erano le loro preoccupazioni appunto, non le mie. La paura, il dubbio, l’insicurezza sono ottimi compagni di viaggio perché ti permettono di mantenere alta la guardia, ti permettono di non dare nulla per scontato, queste emozioni sono degli alleati non sono nostri nemici. Adesso ho paura? Sì certo che ho paura, ho paura di tutto quello che non conosco ma posso dire di sentirmi assolutamente al sicuro passeggiando di notte con un telefono in mano in certi quartieri di Barcellona? No, benissimo perciò evito di farlo. Un medico e filosofo persiano un giorno ha detto che se lo si desidera abbastanza intensamente, si può influire in modo magico sugli eventi. Fino ad oggi non mi sono mai sentito abbandonato durante i miei viaggi, è sempre comparsa la persona giusta al momento giusto quando ne ho avuto bisogno e forse è questo che intendeva Avicenna il filosofo persiano, il desiderio di volere qualcosa che mette in moto la magia.

“Aunque tengas miedo, hazlo igual. Pase lo que pase, estás condenado a aprender”

Enric Corbera.

2 pensieri riguardo “La paura nello zaino

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