Lasciare fluire

A 11.126 km da casa la cosa più difficile da affrontare è te stesso.

Dentro me vivono due bestie selvagge che si disputano il mio destino. Le sentivo muoversi ogni mattina, non appena uscivo dal mio appartamento per andare a lavoro. C’era un Gabriele che si alzava alle 7.15 si faceva una doccia, si vestiva con le cose del giorno prima, prendeva il tapper dal frigorifero e andava in ufficio con la musica dei Buena Vista Social Club. Era bravo in quello che faceva e pensava che con qualche anno di sacrifici e un pizzico di fortuna un giorno avrebbe potuto comprarsi una casa ipotecando ovviamente i successivi trenta o quarant’anni della sua vita. L’altro Gabriele invece era l’antitesi del rivale. Si svegliava ogni mattina in ritardo tormentandosi e domandandosi se per caso non fosse caduto vittima di una maledizione che condanna a rivivere in continuazione sempre lo stesso giorno. L’idea di trascorrere otto ore al giorno dietro una scrivania lo deprimeva fino a farlo stare male e ormai non si illudeva di un futuro migliore che non arrivava più. Perché sacrificare i migliori anni della sua vita per un’azienda che a malapena conosceva la data del suo compleanno? In mezzo a quei due c’ero io, in cerca di un equilibrio. Avevo dedicato gli ultimi tre anni di vita ad ascoltare il Gabriele più razionale perché quindi non concedere un anno al Gabriele più istintivo? Avevo capito che per arrivare a una sintesi tra i due dovevo dar loro lo stesso peso, la stessa importanza, lo stesso spazio senza reprimere l’uno o l’altro. Sapevo che se mi fossi concesso un anno in viaggio per ascoltare entrambi i lati della mia personalità avrei messo fine alla mia lotta interiore e avrei iniziato un’importante opera di costruzione per trovare quell’equilibrio necessario per vivere una vita più serena. Avevo letto una frase di Bruce Chatwin che diceva: “Diversivo. Distrazione. Fantasia. Cambiamento di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono”. Da quel momento non mi sono sentito più in colpa per il continuo bisogno di scoprire nuove cose e pazienza se agli occhi degli altri sembravo solo un ragazzino irrequieto. 
Oggi Il dado è tratto, mancano 2 mesi alla partenza e giusto due giorni fa sono stato chiamato dal grande capo in ufficio perché doveva farmi una proposta sensazionale. Dopo i soliti sorrisi di circostanza mi ha detto che si era liberata una posizione da manager e visti i miei risultati mi ero meritato sul campo una promozione. Si inventano di tutto pur di farti abbandonare i tuoi sogni ho pensato. Non ho dubitato un istante, anzi, ho colto l’occasione per annunciare le mie dimissioni con 60 giorni di preavviso davanti alla faccia sempre più stupita del capo. Dopo lo shock iniziale il clima si è fatto più informale, più rilassato, non eravamo più capo e impiegato ma due amici che si erano trovati per caso allo stesso bar. Siamo rimasti a parlare qualche minuto e poi prima di tornare a vestire i panni del capo mi ha confidato che anche lui avrebbe voluto partire per un viaggio simile ma che non aveva mai trovato il coraggio. Durante quel breve faccia a faccia ho visto umanizzarsi davanti ai miei occhi quello che fino a poco prima ritenevo essere un robot che parlava solo di numeri e obiettivi. Quando mi ha chiesto come intendevo muovermi durante il viaggio gli ho risposto che mi andava bene qualsiasi cosa: camminare, prendere un bus o semplicemente in autostop. Tutto tranne l’aereo. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi mi ha risposto prima di tendermi la mano. Sono tornato dietro la mia scrivania e mi sentivo tanto leggero che temevo di fluttuare in aria in mezzo alla stanza. Ripensavo al coraggio, adoro quando una persona ti regala una bella parola, mi fa davvero emozionare. Coraggio è una parola bellissima viene dal latino cor, “cuore” e al pari di molte altre parole che finiscono per –aggio, indica:un agire che abbia un preciso scopo (come in «atterraggio» è il giungere terra; in «ancoraggio» è l’ancorarsi ecc.). Coraggio, perciò, vuol dire fare cose che rivelino il tuo cuore, cioè la tua autenticità; e scoprire in tal modo quanto è grande quel che in te è autenticamente tuo.

«No hay fracaso, simplemente se cambia de camino.»

(Alejandro Jodorowsky)

3 pensieri riguardo “Lasciare fluire

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...