Un posto incredibile

Foz do Iguaçu, Paraná, Brasile
Km percorsi 2578

Dopo circa una settimana ho lasciato momentaneamente Buenos Aires e sono salito sul bus notturno con destino Foz do Iguaçu. Mi piace viaggiare in bus, vedere scorrere il panorama dal finestrino, scrivere qualche appunto di viaggio e chilometro dopo chilometro rendermi conto di come intorno tutto cambia. L’ultima cosa che ho visto di Buenos Aires è stata la Villa 31 che è adiacente alla stazione Retiro. La “Villa” altro non è che un quartiere marginale dove si vive in una situazione di grande povertà, questa nello specifico conta circa 20.000 anime e si è sviluppata lungo i binari del treno, tra il porto e i quartieri più ricchi della città.
Il viaggio è stato lungo, diciotto ore e mi sono lasciato cullare dall’andatura del bus sulla Panamericana fino ad addormentarmi con la testa poggiata al finestrino. Mi sono svegliato varie volte durante il tragitto e ogni tanto lanciavo delle occhiate fuori per vedere cosa stessi attraversando. Alle prime luci del mattino sono entrato nella provincia di Misiones e qua si è aperta una porta spazio temporale, la strada si è fatta sempre più accidentata, la natura si è impossessata di tutto, il verde non l’ho mai visto così verde e ai bordi della strada vedevo venditori ambulanti di cocomeri che sorseggiavano mate e cartelli di legno che invitavano i passanti a leggere la bibbia.  La provincia prende il nome dalle numerose missioni dei gesuiti create tra il 1609 ed il 1773 tra gli Indios Guaranì per convertirli.
L’asfalto è diventata terra, una terra rossa che contrastava con il verde della foresta e l’azzurro del cielo, c’erano mamme e bambini Guaranì che camminavano sul ciglio della strada a piedi nudi, alcuni portavano dei secchielli in mano, altri cercavano di raggiungere il centro abitato più vicino, altri ancora si spostavano per raggiungere i campi. I Guaranì sono un popolo di lingua tupí che vive principalmente nel Brasile meridionale, in Paraguay, nella zona del Río de la Plata in Argentina, in Uruguay e nelle zone sud-orientali della Bolivia. In passato i territori da loro occupati erano interessati da dispute e conflitti fra i regni di Spagna e Portogallo, e loro malgrado si trovarono coinvolti in vari progetti coloniali. Per molto tempo rappresentarono l’unica ricchezza disponibile in tutta la regione, in qualità di mano d’opera, e per questo venivano ridotti in schiavitù. A partire dall’inizio del Seicento, e per più di un secolo e mezzo, l’amministrazione dei Gruppi Guaraní fu affidata ai missionari Gesuiti che fondarono decine di “Riduzioni” nelle province occupate da questi indios che nell’idea iniziale dovevano essere una sorta di riserva di schiavi per i colonizzatori ma di fatto invece di questi luoghi i Guaranì ne fecero un vero e proprio rifugio proprio per sfuggire alla schiavitù (probabilmente in cambio di una loro conversione religiosa).
Ho attraversato piccoli centri abitati come Eldorado, Montecarlo, Puerto Rico, San Ignacio fino ad arrivare a Puerto Iguazú, felice ma con la faccia totalmente stravolta. Una volta posato lo zaino piccolo (Chango stavolta è rimasto in Argentina) in ostello, ho sfidato milioni di zanzare per arrivare alla Triple Frontera che per me ha un grande fascino, non solo per le 3 colonne con la scritta Paraguay, Argentina e Brasile con tanto di bandiere ma perché il bellissimo fiume Paraná lungo 4.880 km che mi scorreva davanti in quel punto esatto si apre letteralmente in tre parti delimitando perfettamente i 3 confini. 
Dopo un brevissimo controllo alla frontiera, finalmente mi è stato messo il timbro sul passaporto e così sono entrato in Brasile. Di tutta l’America Latina il Brasile è sempre stato il paese che ha sempre attirato meno la mia attenzione ma come per magia, una volta che ci ho messo piede mi è venuta una voglia improvvisa di conoscerlo meglio, tanto da non escludere un ritorno.
Arrivato a Foz do Iguaçu mi si è aperto davanti uno spettacolo incredibile. Le cascate di Iguaçu sono una delle 7 meraviglie naturali del mondo e credo sia impossibile descriverle se non con una sequenza incontrollata di aggettivi superlativi. Sono senza alcun dubbio impressionanti. Non esiste fotografia o video in grado di poter descrivere tutta questa meraviglia, persino le parole si nascondono e credo sia giusto così, esistono cose al mondo che per fortuna sono ancora infotografabili e irraccontabili. Posso solo dire di essermi sentito piccolissimo e grandissimo allo stesso tempo, ero tutto, ero semplicemente acqua che scorre, sbatte, cade e se va lontano. La società odierna ci fa crescere con il mito del progresso, dell’antropizzazione, come se la volontà umana fosse superiore a ogni altro volere….ecco, davanti a questa bellezza disarmante si impara una volta per tutte che non è così, che la potenza della natura è qualcosa di immenso, di cui avere un sacro timore reverenziale, e che noi su questa terra siamo degli ospiti privilegiati, non ne siamo i padroni.
Passeggiavo tra il verde e l’acqua, ero come incantato da tutta quella bellezza così potente, venivo distratto solo da alcuni coatí che facevano i teneri e i simpatici per distrarti ma il loro unico scopo era fregarti il cibo dallo zaino.
Sono rimasto in quella foresta a lungo, i miei occhi sono rimasti lì, i piedi, le gambe, il mio ventre, il cuore, la testa, la mia anima è rimasta lì, dove tutto mi sembrava indimenticabile.
Al ritorno in ostello ho avvertito una piacevole sensazione di pienezza, non avevo appetito nonostante fossi a digiuno dal giorno precedente e mi sono lasciato cadere tra le braccia di un sonno incantevole. Non dormivo così bene forse da anni.
Il giorno successivo nel tardo pomeriggio ho ripreso il bus per tornare a Buenos Aires con la pace disegnata in faccia. Il bus saltellava sulla strada sterrata che a quell’ora pareva ancora più rossa. Stavo seduto comodamente scomodo sempre con la faccia poggiata al finestrino, non mi aspettavo assolutamente niente da quella giornata, solo la consapevolezza di dover affrontare di nuovo un lungo tragitto.
Lentamente ci siamo lasciati alle spalle i  piccoli centri abitati poi il conducente ci ha informato che a causa di un problema non meglio definito il bus doveva fare una sosta non prevista. Arriviamo a Posadas, la capitale della provincia di Misiones, il bus si è fermato lungo il fiume e proprio dove pensi non possa succedere mai niente come per incanto succede sempre qualcosa. Davanti ai miei occhi c’era il tramonto più bello della mia vita.  

Dove ho dormito: Hostel Bambu

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