La bruja del fiume

El Bolsón (Río Negro ) e Lago Puelo (Chubut), Patagonia, Argentina
Km percorsi 4683

Breve discesa a sud attraverso la Ruta 40 e durante i soli 121 km ho visto il panorama cambiare drasticamente fino ad arrivare a El Bolsón. Due ore di viaggio piacevoli, quasi rilassanti, la strada era praticamente deserta e ho potuto godere di un bellissimo tramonto arancione dietro le montagne. Ho come l’impressione che da ora in avanti la Patagonia sarà sempre più bella e sempre più selvaggia. El Bolsón è una cittadina che conta circa 15.537 abitanti, ad un’altitudine di 422 metri sul livello del mare particolarmente apprezzata dagli hippy che vendono le loro creazioni interamente fatte a mano al mercatino della zona: la Feria Artesanal de El Bolsón. In questi tre giorni di permanenza sono stato ospite in un ecovillaggio ai piedi della montagna dove le attività principali erano passeggiare, bere mate sotto un albero, raccogliere fragole, meditare e fare yoga. Ho dormito dentro un tipi, si tratta di una tenda conica della tradizione nativo americana, originariamente fatta con pelli, corteccia di betulla o teli. Nessuna connessione a internet ma una profonda connessione con tutto il resto. Questa parte del viaggio mi ero promesso di dedicarla a me stesso, quindi ho rallentato il ritmo e ho permesso alla mia mente di elaborare i pensieri nati lungo il cammino e che non avevano ancora trovato modo di venire fuori. Ho dedicato questi giorni quindi all’autoascolto, alla sanazione del corpo, della mente e dell’anima per riavvicinarmi lentamente alla meditazione. Devo ammettere che all’inizio le mie resistenze erano tante, per quanto ho sempre pensato di non essere un uomo di città e che la natura sia meravigliosa in ogni sua manifestazione non è stato così automatico lasciarmi andare. In questi giorni non ho bevuto alcolici e non ho mangiato carne, ho praticato yoga, ho parlato con altri viaggiatori che si trovavano nel villaggio e ho passato delle ore a osservare il cielo o davanti a una foglia mossa dal vento. Ogni sera aspettavo il tramonto che sbatteva contro le cime dure del Piltriquitrón e quella luce magica mi rendeva i pensieri tanto fluidi e nitidi che mi irradiava il corpo di pace.  

Mi sono spostato di venti chilometri per andare a Lago Puelo dove avevo in programma un Workaway in ostello per due settimane.  L’ostello si chiama Rey Sol Reina Luna ed è completamente isolato nel bosco e gestito da una donna pleiadiana di mezza età di nome Ghila. Il bus mi ha lasciato sulla strada principale e per arrivare ho camminato con Chango in spalla attraverso il sentiero. Appena entrato in questo posto tanto strano quanto immenso, la donna mi ha proposto di dormire con la sua tenda vicino al fiume Río Azul elencandomi i tanti benefici che avrei potuto trarne tra i quali: tornare a connettere con la madre terra e stare un po’ con me stesso. Ho pensato potesse essere una buona idea o almeno un’opportunità irripetibile e quindi mi sono fatto dare la tenda e una volta preso un altro piccolo sentiero mi sono sistemato a due passi dal fiume.
Il mio lavoro in ostello iniziava alle 8 del mattino fino alle 13 e dovevo occuparmi di preparare le colazioni, dei check-in e preparare le cabañas per le varie attività giornaliere come yoga, meditazione e tante altre. A dire il vero non mi sono mai occupato dei check-in perché nessuno rimaneva a dormire nell’ostello, gli unici ospiti venivano per svolgere la varie attività e poi andavano via. Gli ospiti che venivano a seguire le varie lezioni erano a maggioranza femminile, anzi, a dirla tutta l’energia del posto era unicamente al femminile, ero l’unico uomo a lavorare lì e soprattutto a partecipare alle varie lezioni. 
Una volta terminato il mio lavoro mi fermavo a mangiare le verdure dell’orto con Ghila che mi piace chiamare “la bruja del fiume” e mi parlava spesso della flora e della fauna che ci circondava, ricordo di un fiore in particolare che si chiama Hiperico o Hierba de San Juan e che serve per mantenere il nostro sole interiore, la felicità e l’allegria e poi nel pomeriggio prendevo parte a qualche lezione fino al tramonto che solitamente era alle dieci inoltrate.
La bruja del fiume mi aveva avvertito che quello era un luogo magico dove accadono delle cose per certi versi strane, impensabili e dove si risvegliavano parti di noi che spesso tendiamo a dimenticare: “sognerai molto la notte e vivrai in un costante dormiveglia fino al primo raggio di sole”.
La prima notte a dire il vero non sono riuscito proprio a dormire, vuoi lo scorrere potente del fiume, tutti quei rumori a cui non ero abituato e vuoi per la domanda che mi circolava in testa di continuo: “ma non è che sto facendo una cazzata?”.
La notte successiva invece è stata proprio come aveva profetizzato la bruja, ho dormito a intermittenza, ho sognato i miei amici dell’adolescenza con le loro belle facce felici e poi un mare verde bellissimo ma l’acqua era troppo fredda e resistevo all’idea di dovermi buttare.
Ogni mattina la bruja si raccomandava che dovevo preparare una buona colazione a base di frutta anche se la notte precedente in ostello non si era fermato nessuno a dormire ma a suo dire a momenti sarebbero arrivati 4 extraterrestri e sarebbe stato carino accoglierli con qualcosa di pronto in tavola. Io tutto mi sarei aspettato da quel posto ed ero pronto ad accogliere qualsiasi racconto della bruja ma la storia dei 4 extraterrestri backpackers che sarebbero spuntati dal sentiero per fermarsi a dormire nel suo ostello mi rendeva un tantino perplesso.
I giorni sono passati con grande lentezza, il tempo era un’invenzione di qualcuno, le notti infinite, le stelle milioni e poi il fiume somiglia a un lungo serpente, le piante parlano, il silenzio è rumoroso e ho camminato a piedi nudi senza calpestare le margherite e prima di dormire sfogliavo il libro che mi aveva prestato la bruja del fiume: Felicidad que permanece di Bert Hellinger e sognavo intensamente. 
Sono grato alla bruja del fiume per avermi dato l’opportunità di concedermi del tempo, per metabolizzare il viaggio ma anche riflettere sugli ultimi anni che mi sono lasciato alle spalle. Grato per i corsi di yoga, le meditazioni con gli animali, le notti passate a guardare le navicelle spaziali muoversi nell’universo, l’ipnosi del sabato sera, il pendolo magico, le costellazioni familiari e le tante potenti parole all’ora del tramonto. Non dico di aver vinto tutte le mie resistenze, non sono riuscito a togliermi dalle spalle tutti questi anni seduto in ufficio davanti a un computer senza mai connettere con ciò che avevo intorno ma credo di essere sulla buona strada.

Che cosa ci rende quelli che siamo?

Per me questa sosta nel bosco è stata una specie di iniziazione verso l’uomo che voglio diventare perché “crescere” significa sbocciare, fiorire, diventare più forte. Molto di ciò che ci fa male e gran parte delle nostre malattie sono provocati dalla struttura del nostro pensiero e dalle nostre attitudini. Se qualcuno ci ha fatto del male, poi non crediamo più a nessuno. Avere fiducia costa molto, ma quando siamo profondamente fiduciosi, anche se la gente in cui crediamo ci delude questo non ci tocca, perché è un loro problema. Abbiamo avuto fiducia in loro e, se ci hanno deluso, dobbiamo accettare il fatto e rivolgerci ad altre persone. Se restiamo attaccati al concetto di tradimento e di dolore, non cresceremo mai.
Una volta ripreso il sentiero verso la strada principale per proseguire il viaggio, nel bel mezzo del bosco come appena svegliato da un sogno mi sono accorto che vicino a me erano appena passati i 4 extraterrestri backpackers che camminavano spediti verso l’ostello della bruja del fiume. Accorgersi è un’altra parola bellissima. Accorgersi vuol dire: fino a oggi ho pensato in un certo modo. Da ora in avanti penso diversamente. Mi correggo.

 

la bruja del fiume

La persona che arriva è la persona giusta.
Quello che succede è l’unica cosa che sarebbe potuta accadere.
Il momento in cui avviene è il momento giusto.
Quando qualcosa finisce, finisce
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