Il gigante di ghiaccio

El Chaltén (Santa Cruz) – El Calafate (Santa Cruz), Patagonia, Argentina.
Km percorsi 6202

Fisicamente provato dal vento e dalla fatica della montagna sono salito di nuovo in bus, stavolta accompagnato da problemi intestinali e un fastidioso mal di gola e sono partito alla volta di El Calafate. Il viaggio è durato solo 3 ore e ho dormito tutto il tempo coperto con tutte le giacche che avevo a disposizione. El Calafate è una città dell’Argentina nella Patagonia meridionale, situata sulla riva meridionale del Lago Argentino, nella parte sud-occidentale della provincia di Santa Cruz. La città prende il nome da una pianta che appunto si chiama Calafate, vi starete domandando: “Ma perché la città si chiama con il nome di una normalissima bacca? La risposta è che quando Magellano e altri esploratori venivano da queste parti per rendere lo scafo delle navi di nuovo impermeabili (operazione che in castellano si chiama “calafatear“) per farlo utilizzavano proprio queste piante e di conseguenza questa pianta venne chiamata Calafate da cui prende il nome anche la città.
Si tratta anche in questo caso di una città piccolina, conta più o meno 21 mila abitanti ma in questa stagione è particolarmente viva e passeggiando per la via principale si può trovare un po’ di tutto, dai ristoranti alle agenzie turistiche che cercano di venderti escursioni di ogni tipo fino a una piccola fiera di artigianato. Ho passeggiato con vento rigorosamente contrario fino alla Bahia Redonda e già da qua le persone e le casette iniziavano a scarseggiare per lasciare il posto a cani randagi, cavalli selvatici, fenicotteri rosa e cigni. Avrei voluto rimanere fino al tramonto, il sole anche qua inizia a calare intorno alle 22, ma il mio corpo iniziava a mandarmi segnali di stanchezza e così ho preferito tornare in ostello e attaccarmi al termosifone.
Il giorno successivo dopo una buona colazione mi sono rimesso in cammino per uno dei tanti boschi di Nothofagus per smaltire i dolori muscolari della montagna e qua ho potuto notare uno “strano” fenomeno di disboscamento. Prima che la zona venisse dichiarata parco naturale infatti venne colonizzata da allevatori che introdussero mucche, tori, cavalli dal nord del paese. Come immagino sappiate queste mucche tori e cavalli per vivere devono mangiare erba ma questo posto prima era ricoperto di foresta perciò gli allevatori dovettero dare fuoco alle foreste per creare dei pascoli. Negli anni trenta questa zona venne dichiarata parco naturale di conseguenza non era più consentito allevare bestiame e i fattori abbandonarono la zona lasciando qua però gli animali che oggi sono selvatici. Questo oggi è un grosso problema perché giorno dopo giorno queste mucche, tori, cavalli continuano a mangiare e riprodursi distruggendo di fatto l’ecosistema. In questi ultimi anni il governo ha avviato un piano per trasferirli di nuovo a nord con l’aiuto dei gauchos ma al momento questa iniziativa non sta dando i risultati sperati. 

 

El Calafate è un punto di partenza strategico per la visita del ghiacciaio Perito Moreno, patrimonio dell’UNESCO dal 1981, una formazione di ghiaccio che si estende per 250 km² e lungo 30 chilometri (grosso quanto la città di Buenos Aires), uno dei 48 ghiacciai alimentati dal Campo de Hielo Sur e la terza riserva al mondo d’acqua dolce dopo i poli. La particolarità del Perito Moreno è che si tratta di un ghiacciaio in continuo e rapido movimento e in controtendenza rispetto ad altri ghiacciai pare che non si stia ritirando ma che addirittura stia avanzando (teoria tutta da verificare) questo pare sia dovuto a un gioco di correnti favorevole in cima alle Ande che farebbe nevicare dai 5 agli 8 metri ogni inverno rigenerando così il ghiacciaio e anche la sua velocità nello spostarsi gli consentirebbe di sentire meno il problema del cambiamento climatico (il ghiacciaio si muove circa di 2 metri al giorno, giusto per dare un’idea di cosa stiamo parlando che è tantissimo).
Ogni quattro o cinque anni il ghiacciaio raggiunge l’altra sponda del Lago Argentino, dove si trova una penisola chiamata “Penisola di Magallanes” e forma una diga naturale che separa le due parti di lago. A conseguenza di questo, il livello dell’acqua della parte del lago chiamata Brazo Rico sale anche per 30 metri: la tremenda pressione che questa massa di acqua esercita sul muro di ghiaccio causa rotture massive, portando a crolli di blocchi e ad esplosioni verso l’esterno di enormi iceberg nel Canal de Los Tempanos.
Il ghiacciaio prende il suo nome dall’esploratore Francisco Moreno, “El Perito” (specialista, esperto), che alle fine dell’ottocento giocò un ruolo importantissimo durante la delineazione dei confini internazionali tra Cile ed Argentina. Grazie alla sua teoria infatti questa porzione di territorio oggi è considerata Argentina. Francisco Moreno è così diventato una specie di eroe nazionale ma per sua sfortuna non vide mai il ghiacciaio che oggi porta il suo nome. Vedere questo gigante è stato uno shock di proporzioni divine e un po’ come già detto per le cascate di Iguazú ci sono cose, ci sono paesaggi che sono irraccontabili e infotografabili. Davanti a questo muro di ghiaccio fragile e fortissimo le parole non valgono, si rimane in silenzio.

Shhh rispetto !

Camminavo piano, mi fermavo, non producevo pensieri e mi limitavo a osservare perché quando si impara a osservare si inizia a capire e allora riesci persino a prevedere quando e dove si staccherà la prossima parete d ghiaccio, senti un piccolo scricchiolio, intravedi una minuscola crepa, sposti lo sguardo, attendi il giusto tempo e poi un boato sordo come quello di un tuono prima del temporale fa cadere un blocco nell’acqua un po’ verde e un po’ blu che si agita impazzita perché anche un distacco minimo produce un rumore enorme. 

 

Dopo questa meravigliosa visione, perché di meravigliosa visione si tratta, sono andato a Puerto Bandera dove sono salito a bordo di una piccola barca e attraverso la Boca del Diablo prima e il Brazo Norte dopo mi sono trovato davanti al ghiacciaio Upsala (questo sì in continua ritirata) e successivamente al ghiacciaio Spegazzini.
Se davvero la bellezza aiuta a guarire corpo e spirito, nei prossimi giorni partirò per Ushuaia con gambe leggerissime, un ugola come quella di un tenore e uno stomaco immacolato e brillante come un icerberg che si capovolge nel Lago Argentino.

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