Terre estreme

El Calafate (Santa Cruz), Patagonia, Ushuaia (Terra del Fuoco) Patagonia, Argentina
Km percorsi 7.080

Il cammino verso la Terra del Fuoco è stato un lungo percorso a ostacoli tra le frontiere di Cile e Argentina. La presenza umana nella Terra del fuoco risale a circa 10.000 anni fa, con l’arrivo di diversi gruppi di aborigeni: i Selknam (o Shelknam o Onas), gli Yamana, i Kaweshkar (chiamati anche Alacaluf), e i Mánekenk (o Aush). Tra questi, i Selknams e i Mánekenk appartenevano al complesso gruppo dei Tehuelche.
Dal 1880 l’isola è stata protagonista di uno degli eventi più atroci nella storia argentina in cui migliaia di nativi americani vennero massacrati da bande di criminali pagati dagli immigrati inglesi e croati, proprietari di estancias sul territorio. Per ogni indiano ucciso, venivano pagate cinque sterline, che fosse uomo, donna o bambino. Raccapricciante !.
Ma come mai Magellano rinomina questo luogo Terra del Fuoco? Quando i marinai arrivarono nell’estremo sud dell’Argentina videro dei fuochi sulla terraferma, nient’altro che un metodo usato dai nativi per scaldarsi in queste fredde regioni vicine al Circolo Polare. Il nome è rimasto Terra del Fuoco nonostante possa apparire un ossimoro proprio perché Ushuaia è fredda come il sedere di un pinguino.
La terra del fuoco, così come scritto in precedenza per El Calafate, ha un altro strano problema di disboscamento. Si tratta di un problema serio che potrei intitolare: Il dramma dei castori. La terra del fuoco è una zona in cui non esiste fauna, non esiste nessun animale endemico se non fosse che circa 50 / 60 anni fa sono stati introdotti dei castori dal Canada da un’industria con lo scopo di farli sviluppare e poi sfruttare della loro pelle. Tuttavia non avevano fatto i conti con il fatto che i castori canadesi sono abituati a mangiare un certo tipo di alberi in un certo tipo di clima con un certo tipo di ecosistema che nella Terra del Fuoco non si verifica. Di conseguenza i castori hanno cominciato a mangiare gli alberi che trovavano e cambiando il loro metabolismo è cambiata anche la loro pelle e all’improvviso si è rivelata inadatta alla richiesta del mercato. L’industria canadese ha quindi lasciato i castori liberi di procreare in queste zone ricche di alberi e senza predatori, il paradiso del castoro. Il problema adesso è che stanno distruggendo tutto il bosco considerando che questo tipo di albero ci mette in media 80 anni a crescere e un solo castoro lo distrugge in soli 2 giorni. Tutto questo per dire che l’uomo dovrebbe fare molta attenzione a non stravolgere il delicato ecosistema della natura con le sue idee strampalate. 

Imbarco nello Stretto di Magellano

Durante il viaggio non mi è stato possibile riposare più di un’ora scarsa ma senza dubbio il momento topico della giornata, al quale si perdona ogni cosa, è stato salire sul traghetto e navigare nello Stretto di Magellano con tanto di avvistamento della mia prima orca, emozione indescrivibile. 
Ho detto Stretto di Magellano? Ebbene sì, lo Stretto di Magellano è uno stretto posto a sud del continente sudamericano che collega l’oceano Atlantico con l’oceano Pacifico. Le sue acque sono interamente comprese nel territorio cileno. Ha una lunghezza di circa 570 km, con una larghezza di circa 2 Km nel suo punto più stretto. Prende il nome dal navigatore portoghese Ferdinando Magellano, primo europeo a navigare lo stretto durante il suo viaggio di circumnavigazione del globo nel 1520.
Come se non bastasse, poco prima di risalire in bus mi si è avvicinata una volpe patagonica attratta dal mio panino al formaggio che mi ero preparato con tanto amore alle 3 del mattino nell’ostello di El Calafate.
Dopo questo piacevole incontro è iniziata l’odissea per arrivare a Ushuaia, il bus era sprovvisto di tergicristalli (non ho indagato più di tanto sul motivo),  la pioggia era fortissima, la nebbia fitta e il conducente ha pensato bene di buttarsi a capofitto nella discesa del Paso Garibaldi sfidando la sorte e i precipizi prima che calasse la notte e il livello di guida si trasformasse da impossibile a caduta certa. Inutile dire che una volta che siamo entrati dentro Ushuaia ho ringraziato ancora una volta tutti i miei angeli protettori, animali guida, santi in ordine sparso e divinità esotiche.
Ushuaia è il capoluogo della Provincia di Terra del Fuoco, Antartide e Isole dell’Atlantico del Sud ed è la città abitata più a sud del mondo, simpaticamente definita anche “culo del mondo”. Si trova sulla costa meridionale dell’Isola Grande della Terra del Fuoco, in un paesaggio circondato da montagne che domina il Canale di Beagle.
Il canale deve il suo nome alla nave HMS Beagle che effettuò ricerche idrografiche nella regione dal 1826 al 1830. Nel corso della sua spedizione, sotto il comando del capitano australiano Phillip Parker King, il capitano della Beagle Pringle Stokes si suicidò e fu sostituito dal capitano Robert FitzRoy. L’imbarcazione continuò le proprie ricerche in un secondo viaggio sotto il comando di Fitzroy, il quale ospitò a bordo Charles Darwin come appassionato di scienze naturali. Darwin vide per la prima volta i ghiacciai non appena la spedizione raggiunse il canale e il 29 gennaio 1833 appuntò sul proprio diario: “molti ghiacciai del più bel blu berillo creavano un contrasto con la neve”.
Navigare il Canale di Beagle così come navigare lo Stretto di Magellano è stato meraviglioso, quasi non credevo ai miei occhi davanti ai leoni marini che si godevano il loro sole immaginario sulle scogliere e i pinguini unici felici di vivere in quel clima tendenzialmente ostile dell’isola Martillo.
Ushuaia è davvero la fine del mondo, l’ho capito subito durante la prima passeggiata, il vento è gelido, la pioggia è una minaccia perpetua e fuori dalla via principale c’è davvero il grande vuoto, una nube biancastra all’orizzonte che ti ingoia e ti fa sparire.

La volpe che sognava il panino al formaggio

Sarà per questa mia condizione fisica non ancora ottimale, il freddo, il vento e la stanchezza per questi primi 7.000 chilometri macinati per strada in 51 giorni, ma sto vivendo un primo attacco di nostalgia che avevo messo in conto e che mi aspettavo dopo il primo mese di viaggio.
Sto pensando alla persona che voglio riportare a casa, a come voglio diventare, che tipo di uomo essere. Ero partito con l’idea di stravolgere completamente la mia vita durante questo viaggio ma oggi più che stravolgere credo di preferire un semplice riassetto, fare delle correzioni, cercare un equilibrio. Sono partito da una vita che si era fatta complicata a Barcellona, il lavoro mi stava letteralmente divorando e adesso mi trovo nel “culo del mondo” a pensare che forse è possibile vivere meglio quel tipo di vita se sono io in prima persona a cambiare atteggiamento. Negli ultimi tempi, prima di partire, i miei lamenti erano rivolti tutti verso l’esterno, verso gli altri, e credo sia stato questo il mio errore, invece di colpevolizzare una città, un lavoro, una persona o un certo stile di vita avrei potuto chiedermi il “perché” provavo certe emozioni e cosa potessi fare per correggermi. Ho sempre vissuto la mia vita in balia di forti emozioni e per questo ho sempre fatto scelte estremiste. Non dico sia del tutto male vivere le proprie emozioni perché in questa maniera si è autentici e se vuoi persino romantici ma in questo modo la vita diventa un mare in tempesta e le persone che ti stanno vicino degli scogli incolpevoli che si prendono le onde in faccia.  
Insomma il viaggio mi sta riservando la prima grande sorpresa sul lavoro che voglio fare su me stesso, gestire le emozioni e trovare un punto di equilibrio.
Sarà il freddo di Ushuaia, sarà il vento che mi spettina i pensieri, non lo so, però mi piace pensare che alla fine del mondo forse ho trovato l’inizio del tutto. 

2 pensieri riguardo “Terre estreme

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...