Una certa idea di destino

Ushuaia (Terra del Fuoco), Patagonia, Argentina – Punta Arenas (Magellano), Chile – Mendoza (Cuyo), Argentina.
Km percorsi: 8.788

Dalle terre estreme mi sono portato via una sorta di calma interiore, un armistizio con me stesso e la voglia di gettare le basi per l’uomo che verrà. Mi sono messo in marcia stavolta in direzione nord con tre tappe lunghissime che mi hanno portato per la prima volta in Cile e facendomi macinare una cosa come 2.586 chilometri. Ormai la ginocchia hanno preso la forma del sedile del bus. La Terra del Fuoco per me è stata come uno specchio di tutto ciò che mi porto dentro e la cosa incredibile è che prima di metterci piede ero certo di non aver niente in comune con questo posto alla fine del mondo. Citando Roman Payne : “Le città sono sempre state come le persone, esse mostrano le loro diverse personalità al viaggiatore. A seconda della città o del viaggiatore, può scoccare un amore reciproco, o un’antipatia, un’amicizia o inimicizia. Solo attraverso i viaggi possiamo sapere dove c’è qualcosa che ci appartiene oppure no, dove siamo amati e dove siamo rifiutati”.
Durante la lunga ed estenuante risalita tutto stava procedendo incredibilmente bene, il bus quasi nuovo, l’autista impeccabile e il mio corpo che iniziava a mandarmi segnali di ripresa. Una volta arrivato davanti alla Stretto di Magellano mi aspettavo di trovare il solito traghetto che mi avrebbe permesso di abbandonare l’isola per poi accompagnarmi con una certa tranquillità fino a Punta Arenas ma davanti ai miei occhi c’erano solo tanto vento e tante onde. Tutte le partenze erano state sospese a tempo indeterminato e a dire di tutti avrei dovuto passare lì tutto il pomeriggio e tutta la notte. In tasca non avevo un peso cileno e l’unico bar aperto aveva finito qualsiasi tipo di scorta perché il passaggio era stato chiuso dalla mattina. Colto di sorpresa ho deciso di adottare il tipico atteggiamento sudamericano di  quando capitano degli imprevisti o delle disavventure ovvero non prendersela, cercare di passarla bene lo stesso e aspettare il primo traghetto disponibile. Pazienza se il rischio è quello di perdere tutti i bus prenotati per i giorni successivi, non vale la pena arrabbiarsi perché non cambierebbe assolutamente niente.

Cazzo !! Shhh calma, impara l’arte della rassegnazione.

Attorno a me  l’unica preoccupazione di tutti pareva essere quella di trovare acqua calda per riempire i thermos e poter bere mate e più vedevo gente calma intorno e più volevo gridare ma questo è un viaggio iniziatico alla pratica dello zen, ormai ne sono certo.
Ho trascorso la prima ora o le prime due ore dentro il bar vuoto dove l’unica cosa che servivano (a 100 pesos) era l’acqua calda, avrei voluto parlare con qualcuno circa l’imprevedibilità del tempo o cose così ma sono stato distratto da alcune grida provenienti dalla strada e così sono uscito a sfidare il vento tra una colonna infinita di auto e camion anche loro in attesa degli eventi. Un piccolo gruppetto di camionisti cileni se ne stava in strada davanti a un piccolo scassato televisore che qualcuno aveva portato giù da un camion che trasportava pecore e alcune di loro se ne stava andando per i fatti propri. Pensavo stessero guardando una partita di calcio ma quando mi sono avvicinato non riuscivo a credere ai miei occhi, quei cinque energumeni euforici come dei bambini stavano guardando Rocky Balboa che combatteva contro Apollo Creed. Appena mi sono avvicinato qualcuno mi ha invitato a rimanere con loro e mi hanno pure offerto una birra in lattina per godermi il match. Ora io tutto mi sarei aspettato dalla vita ma trovarmi sullo Stretto di Magellano in tempesta a vedere Rocky 2 con dei camionisti cileni proprio non mi era mai passato per la testa. È pura magia quando pensi che tutto sia ormai perduto e poi invece succede anche una cosa piccola e banale che di colpo cambia le carte in tavola e in questo caso non appena Rocky si è alzato dal tappeto un secondo prima di Creed vincendo così l’incontro e diventando campione del mondo il passaggio sullo Stretto è stato riaperto e ho potuto riprendere il viaggio senza troppi drammi e soprattutto con la lezione in tasca di non perdere mai la fiducia negli eventi. Confiando en las infinitas posibilidades !

Durante il resto del viaggio ho sentito il mio fisico assorbire lentamente gli sforzi fatti durante la scalata al Fitz Roy e anche mentalmente ho ripreso una certa fluidità, una certa fiducia e una certa energia per proseguire il cammino.
Arrivato a Punta Arenas, città che pensavo immune dalle proteste e dagli scontri contro il governo cileno di Piñera, mi sono reso conto che mi sbagliavo di grosso perché al momento tutto il Cile da nord a sud è in lotta per richiedere una maggiore dignità sociale e una nuova Costituzione. Le proteste in Cile sono iniziate il 18 ottobre dopo che è entrato in vigore un piccolo aumento del costo del biglietto della metropolitana di Santiago nelle ore di punta da 800 a 830 pesos cileni. La protesta è iniziata dagli studenti che oltre all’aumento del costo del biglietto della metro, denunciavano la mancanza di risorse nell’istruzione e numerosi problemi delle strutture e aule scolastiche. Nei giorni a seguire gli ingressi massivi nelle stazioni della metropolitana di Santiago senza pagare il biglietto sono stati accompagnati dai primi incendi e da diversi scontri per le strade tra polizia e manifestanti. Il governo Piñera ha dichiarato lo stato di emergenza con l’intenzione di reprimere la protesta utilizzando la consueta violenza dei Carabineros che inutile negarlo rappresentano ancora la faccia nera del Cile, la faccia che non si è ancora lavata via l’odore della vecchia dittatura.
L’aumento del costo del biglietto della metro di certo non è la ragione centrale delle proteste, quello che il popolo cileno sta rivendicando è combattere la forte disuguaglianza sociale.
Si tratta infatti della protesta di un popolo che, con trent’anni di ritardo, sta provando a fare i conti con il suo passato, i diciassette anni di dittatura di Pinochet. Durante quel periodo, oltre alle numerose e atroci violazioni di diritti umani, agli esili, ai morti e alle torture è stato imposto anche un modello socioeconomico criminale protetto da una Costituzione “rigida” elaborata con il preciso scopo di consolidarlo, rendendo difficili, se non impossibili, futuri cambi sostanziali.

Ho detto Pinochet ? Rinfreschiamoci la memoria con il mio consueto “breve pippone storico”.

Negli anni 60 il mondo è diviso in due blocchi: Stati Uniti / Unione Sovietica. In Cile in quegli anni governava un certo Eduardo Frei Montalva  un democristiano che si prendeva un sacco di soldi dalla Cia perché agli Stati Uniti non va affatto bene avere dei vicini di casa che potrebbero strizzare l’occhio al blocco opposto specie dopo il “trauma” di Cuba. 
Nel 1970, nonostante che Nixon aveva finanziato l’intera campagna elettorale della destra di Rodriguez, le urne premiano il socialista Allende e questa cosa alla Cia non va affatto bene.
C’è un’altra persona a cui non va affatto bene questa inaspettata e democratica vittoria di Allende e questo è il capo delle forze armate Augusto Pinochet che inizialmente si limita a fare il doppio gioco, si congratula con Allende ma cova il desiderio di distruggere il socialismo. 
Dal 1970 al 1973 Allende mette in atto una riorganizzazione socialista dell’economia che passa alla nazionalizzazione di un sacco di aziende e anche questa mossa alla Cia non va affatto bene. 
Nel 1971 Fidel Castro visita il Cile compiaciuto dalla svolta socialista e anche questa cosa alla Cia non va affatto bene. 
Nel 1973 Il Cile affronta una crisi economica e la Cia … beh quale migliore occasione per un colpo di stato?
L’11 settembre 1973 l’esercito capitanato da Pinochet accerchia e bombarda il palazzo della moneta in diretta televisiva dando così inizio a una delle peggiori dittature militari di tutta la storia americana. Allende che si trovava dentro il palazzo ne uscì solo da morto.
Dal 1973 al 1988 Pinochet si macchia di qualsiasi crimine possibile, tutti i sostenitori di Allende vengono uccisi, gli oppositori buttati nelle fosse comuni, una quantità smisurata di crimini contro l’umanità e la sua dittatura militare viene appoggiata e finanziata totalmente dall Cia nell’ambito della famosa Operazione Condor ( sostenere le dittature in Sudamerica dando soldi ai vari Videla in Argentina, Bordaberry in Uruguay, Stroessner in Paraguay, Banzner in Bolivia). 
Negli anni 80 Pinochet si impegna a cambiare la costituzione e paventa la possibilità di concedere al popolo le elezioni convinto di vincere senza troppi problemi. 
Nel 1988 Il referendum su se stesso viene vinto da coloro che non lo volevano al potere.
Nel 1989 vennero così svolte le nuove elezioni e nel 90 Pinochet lascia il governo per tornare nell’esercito. 
Solo nel 1998 Pinochet venne messo agli arresti domiciliari durante una visita in Inghilterra per poi essere rispedito in Cile nel 2000 per essere processato ma mai condannato. 
Pinochet è morto nel 2006 e ancora oggi il Cile è un Paese che sta facendo i conti con un sacco di problemi per questo motivo è doveroso appoggiare le attuali rivolte di un popolo che sta provando a scrollarsi di dosso anni di violenze. #RenunciaPiñera.

Ho salutato momentaneamente il Cile che ritroverò tra qualche settimana al nord dalle parti di Antofagasta e mi sono diretto a Mendoza, tappa scelta per ritrovare l’estate e riposare davanti a un bicchiere di Malbec. Il viaggio notturno in bus non è stato dei più sereni, la strada era molto stretta e a doppio senso di marcia, piena di buche e come se non bastasse a peggiorare le cose ci si è messo un forte temporale. Mi sono visto milioni di fulmini spaccare il cielo mentre cercavo disperatamente di trovare una posizione quasi comoda senza mai riuscirci e fuori pioveva a dirotto ed era sempre più difficile distinguere un fulmine dai fari di un camion in corsa.
Arrivato al terminal del bus con gli occhi rossi e gonfi mi sono calato di nuovo nella vita di città, mi sembrava passato un secolo dall’ultima volta. 
Mendoza è situata ai piedi delle Ande ed è nota per essere “la terra del sole e del vino“, niente a che vedere con i ritmi di Buenos Aires, qua si esce al tramonto per schivare il caldo e condividere un bicchiere di vino in compagnia. Ho passeggiato nel Parque General San Martín con vista lago e cordigliera, mi sono mangiato una buonissima Parrilla e aperto decine di volte la mappa per immaginare il prossimo itinerario. 
Sento che un nuovo viaggio dentro il viaggio è ormai alle porte e questa mattina mi è sembrato di indossare una faccia diversa mentre me ne stavo all’ombra di un albero con il mio mate e quasi non riconoscevo di chi fossero quei due occhi brillanti riflessi nel lago alla ricerca di una certa idea di destino.    

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