Cactus e nuvole

Mendoza (Cuyo) – La Rioja (La Rioja) – Purmamarca (Jujuy)
Km percorsi: 10.141

Lasciata Mendoza, città che mi ha permesso di riposare e abbassare un poco i ritmi del viaggio, sono partito sempre verso nord in compagnia di una nuova amica ovvero la pioggia incessante. Di Mendoza oltre che un po’ di relax mi sono portato dietro anche alcune storie di viaggiatori che ho conosciuto nei bar o nelle cantine dove venivano offerti assaggi di vino e la cosa incredibile è che alcuni di loro quando chiedevo “Di dove sei?” non sapevano cosa rispondermi, esitavano, prendevano tempo, non lo sapevano. Ho pensato e ripensato a questa cosa per giorni, ci sono persone che viaggiano da così tanto tempo che sono di ovunque. 
Ho fatto tappa a La Rioja per non vanificare in un colpo solo i tre giorni di riposo per poi attraversare San Juan, San Miguel de Tucumán e finalmente entrare nella provincia di Jujuy e lanciarmi spedito nella Puna Argentina. Il viaggio è stato lungo ma tutto sommato sereno, una volta arrivato al terminal di San Salvador de Jujuy ho preso la corriera per salire verso la montagna sempre in compagnia della pioggia battente. Quest’ultimo tragitto è durato circa un’ora e nell’arco di questo tempo ho visto cambiare drasticamente sia il paesaggio che il clima, sono passato dalla foresta al deserto e dalla pioggia a un sole caldo che cadeva a picco sui cactus.
L’Argentina ha molte facce, se dovessi darle una forma direi che è una specie di ottagono. In questo enorme paese è possibile vivere la furia di Buenos Aires città che non dorme mai, attraversare la Pampa che è una prateria infinita, mangiare cioccolato nella piccola Svizzera di Bariloche e poi  la steppa patagonica, le grandi montagne, i ghiacciai, la foresta dove il verde fa quasi male agli occhi e infine la polvere dei deserti. In tutto questo convivono anche miserie estreme, ricchezze altrettanto estreme e decine di culture tutte diverse tra loro per questo motivo vivere il viaggio attraverso le strade che sono come le vene del corpo umano ti porta continuamente a sorprenderti e innamorati ogni giorno di un amore diverso.

Una volta sceso dalla corriera mi sono trovato dentro un sogno: Purmamarca.
Il nome è di origine Aymara, dove “purma” significa deserto e “marca” città, quindi letteralmente “villaggio del deserto”. Si tratta di un piccolo paesino che conta circa 500 anime e che voglio definire sacro, abbracciato dalla quebrada di Humahuaca (valle lunga 155 km, via di transito per le carovane al tempo dell’Impero Inca e dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e riserva della biosfera) dove i tantissimi colori della montagna e delle persone che ci abitano sono un balsamo per gli occhi e per il cuore. Non a caso la montagna si chiama Cerro de los Siete Colores perché racchiude sedimenti di colore rosa, verde, grigio, porpora, arancio, marrone e bianco, come conseguenza della complessa storia geologica dell’area, dove si sono via via accumulati sedimenti marini, lacustri e fluviali, nell’arco di 600 milioni di anni. La prima cosa che ho fatto appena sono sceso dalla corriera è stato guardarmi intorno e poco dopo lasciar scivolare via una lacrima. Mi sono fermato una settimana, non succedeva dai tempi di Buenos Aires e ho approfittato dell’ospitalità di alcuni conoscenti che mi hanno concesso una loro casina in argilla ai piedi della montagna.

La casina

Purmamarca si trova ai 2.324 metri sopra il livello del mare e la prima notte ho subito avvertito un po’ di mal di testa dovuto all’altezza che ho cercato di contrastare masticando foglie di coca e bevendo mate di coca come mi hanno prontamente suggerito un po’ tutti. 
Ho trascorso le giornate passeggiando nel piccolo e coloratissimo mercatino, mangiando formaggio di capra, accarezzando le dolcissime alpacas, camminando nel Paseo de los Colorados, guardando danzare le nuvole, visitando altri paesini come Tilcara e Humahuaca e ammirando el Algarrobo Histórico un grosso albero di 700 anni dove c’è un cartello con scritto: “un árbol crece a la medida de los sueños de sus pájaros”.
Purmamarca è la vita che ho sempre sognato, la lentezza del giorno, l’immensità della notte, la condivisione del tutto, il rispetto religioso per la Pachamama, il sentirmi un cactus verde in una terra rossa e arida che partecipa alla bellezza per quello che è senza badare se alcuni vedono solo spine e non i miei brividi d’amore. 

In questo viaggio mi ero messo una destinazione finale che non ho mai rivelato a nessuno. In tutta la mia vita ho portato a termine poche cose, forse nessuna, forse un paio ma non di più. Il mio percorso di crescita passa anche da qui, voglio essere in grado di iniziare e finire una cosa, non mi basta più morsicare la vita, non voglio più fuggire di fronte ai miei cambiamenti d’umore o alle paure o chissà a quale nuovo treno mi si presenti davanti. Se riesco a imparare a gestire le emozioni, se riesco a immaginare il panico o la paura come dei tronchi di albero che scorrono in un fiume senza dover ogni volta intervenire, se smetto di provare piacere nel distruggere tutto quello che con fatica costruisco potrò finalmente diventare un uomo.
C’è una carta dei tarocchi che in questo momento della mia vita dovrei prendere a esempio e questa è la carta numero 12: l’appeso. Questa carta evoca l’attesa, il prendersi una pausa, una meditazione o chissà vedere il mondo da una nuova prospettiva. Questo dovrei fare con le mie emozioni, con tutte le mie paure che mi porto dietro da quando ero bambino e che forse non ho mai affrontato in maniera corretta o almeno non del tutto. Dovrei imparare a osservarle senza intervenire. Arrivare in fondo a questo viaggio quindi non è più una questione di itinerario ma l’inizio di un nuovo percorso interiore per diventare un bellissimo cactus pieno di spine.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...