Taccuino #2 Fermati e ascolta

Da quanto tempo non ci fermiamo a osservare le stelle?

Ieri sera mentre tornavo nella casina sotto la montagna, mi sono fermato a osservare il cielo pieno di stelle. A Purmamarca le luci artificiali sono poche e mentre sali per la montagna diminuiscono sempre di più fino a scomparire del tutto. Ho spento la mia torcia e mi sono trovato nell’oscurità più assoluta, un nero profondo che però è durato solo pochi attimi. Da lassù miliardi di stelle hanno illuminato la mia faccia e sono rimasto di pietra ma con il cuore morbido che batteva sempre più forte. Erano anni che non vedevo le stelle, anni in cui ho dimenticato di alzare gli occhi al cielo. Come ho potuto farmi questo? Sentivo l’energia del cielo, dell’universo intero e ho provato una felicità sconfinata quando d’un tratto mi sono trovato davanti una luce ancora più chiara nel cielo, sembrava una porta verso mondi sconosciuti, uno Stargate,  ero di fronte alla Via Lattea. Non so dire quanto tempo sono rimasto con il naso all’insù di fronte a quello spettacolo, non riuscivo a pensare, tenevo gli occhi spalancati e mi concentravo affinché quel momento rimanesse per sempre impresso nella mia memoria. Terra e cielo, nell’uomo, sono rispettivamente ciò che l’uomo conosce e ciò che ancora non conosce di se stesso.
A dire il vero una cosa sono riuscita a pensarla in quel momento, ovvero che tutti noi meritiamo di vedere la Via Lattea quando torniamo verso casa. 

Il miracolo della Via Lattea … e della macchina fotografica.

Si dice che quando ti trovi in un luogo sacro, tu stesso diventi sacro.

Sarei dovuto rimanere una settimana in questo posto e invece sono già al decimo giorno. Ufficialmente sono i miei problemi intestinali che mi costringono a rimandare la partenza verso il deserto di Atacama ma non credo alle coincidenze, Purmamarca mi sta in qualche modo aiutando a eliminare le tossine, la montagna ogni tanto mi parla e il vivere la vita con lentezza fa bene al mio cuore.
Alcuni giorni fa sono andato dal medico del paese, una studentessa di 24 anni colombiana che gestiva di fatto tutto l’ambulatorio. Mi ha detto che si tratta di una gastroenterite trascurata e che devo prestare più attenzione al mio corpo, specialmente quando si tratta della pancia perché quello è il luogo principale in cui le emozioni si manifestano. Pare  che nel corpo umano ci sia più comunicazione dal basso verso l’alto che dall’alto verso il basso e questo farebbe della pancia il vero cervello del nostro corpo. Il 95% della nostra serotonina (neurotrasmettitore molto importante e prezioso antinfiammatorio) è fabbricato nell’intestino per questo motivo dobbiamo stare attenti a quello che mangiamo. Per gestire al meglio le nostre emozioni dobbiamo nutrire bene sia il nostro cervello con dei bei pensieri perché nemmeno il nostro peggior nemico può fare tanto danno quanto i nostri stessi pensieri sia la nostra pancia con del cibo sano.
Quando mangiamo usiamo il condimento dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Per questo può capitare che a una cena con tre persone che mangiano la stessa cosa, due il giorno dopo stiano bene e uno male. Magri quest’ultimo per qualche ragione era stressato e ha messo il veleno come condimento nella sua cena. Si può mangiare anche la cosa più sana e più buona del mondo ma se viene condita con uno stato emozionale negativo quel cibo ci risulterà nocivo. 
Abbiamo conversato per quasi un’ora e alla fine non mi ha prescritto nessuna medicina, mi ha consigliato di farmi una bella camminata verso la montagna e se il mio corpo in questi giorni ha bisogno di buttare fuori tossine di lasciarlo fare, non intervenire.
Sono uscito dal piccolo ambulatorio, mi sono incamminato verso la montagna e una volta in cima mi sono seduto ad ascoltare il vento.
Non credo di aver compreso, afferrato e capito quello che mi era stato detto perché queste tre parole sono modi per mettere dei guinzagli. Comprendere viene dal latino: comprehendere, che significa “ridurre in proprio potere”. Afferrare è “tenere fermo con tenaglie” e capire è chiudere (capere) qualcosa da qualche parte perché non ti infastidisca. Una bella parola invece è intendere: vuol dire tendere verso qualcosa che non si è ancora afferrato, compreso, capito.
Credo di aver ben inteso le parole del medico, sono le stesse parole che da giorni mi ripete la montagna: “Non è ancora tempo di andare, butta fuori le cose che non ti servono più, impara a lasciare andare, respira con calma e attenzione, non avere fretta, osserva, va tutto bene, va tutto bene, va tutto bene, va tutto bene …”  

 

2 pensieri riguardo “Taccuino #2 Fermati e ascolta

  1. Assolutamente d’accordo sul consiglio della dottoressa: il corpo parla eccome ! Si dice che la pancia sia il nostro secondo cervello, io proporrei di ascoltarla piu’ del primo 😉
    Non mi resta che augurarti di ascoltarti, respirare e quando sara’ il momento sono certa che potrai ripartire.
    Buon proseguimento,
    Barbara

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