Le primizie del deserto

Purmamarca (Jujuy), Argentina – San Pedro de Atacama (Antofagasta), Chile
Km percorsi: 10.552

Ho lasciato Purmamarca in piena notte e in condizioni fisiche non ancora ottimali. Dopo neanche 20 minuti di bus è iniziata la terribile ma bellissima Cuesta de Lipán che mi ha portato dai 2.500 metri di altitudine ai 4.500 in circa 50 minuti di curve a gomito. Masticare foglie di coca mi ha aiutato notevolmente a non soffrire più di tanto il mal di altura. Il resto del viaggio è stato come immagino possa essere una spedizione su Marte: terra rossa, montagne, vulcani, deserti infiniti e … Curiosity (che in questo caso erano i miei occhi).
San Pedro de Atacama è un piccolo paesino tutto costruito con mattoni adobe a pochi chilometri dal Cerro Chajnantor che domina lo sfondo del paesaggio. San Pedro de Atacama è il principale punto di accesso per il deserto di Atacama, uno dei deserti più aridi del mondo ma non il più caldo: infatti, trovandosi a più di 2.000 metri s.l.m. nella stagione invernale la temperatura di giorno si aggira attorno ai 22 °C mentre di notte può scendere fino a -4 °C. Nelle vicinanze si trovano la Puna de Atacama, un altopiano arido che comprende il Salar de Atacama (un grande lago salino) e il vulcano Licancabur (5.920 m). 
Per cinque giorni mi sono divertito a perdermi nel deserto e nelle lagune che spuntavano un po’ a sorpresa con i fenicotteri rosa che contrastavano con il cielo incredibilmente azzurro. 

A volte quando viaggio per periodi medio lunghi non mi rendo conto di viaggiare. Vedo paesaggi in serie che sulla carta dovrebbero lasciarmi una quantità smisurata di emozioni e riflessioni ma a volte mi rendo conto di rimanere quasi indifferente. Forse la stanchezza appanna la vista e non permette al cuore di aprirsi a dovere. Per vivere davvero un nuovo paesaggio e assimilarlo in profondità dovrei mettermi seduto da qualche parte per ore, lasciare passare il tempo e in qualche maniera farlo mio, legare una frase o un pensiero a quella montagna o a quella laguna e solo così riuscirei a portalo via con me. Vedere tante cose stupende tutte insieme mi lascia una sensazione di amaro in bocca perché sento di perdermi qualcosa, di averlo visto ma di non averlo preso. Sono un viaggiatore lento, le sensazioni le provo in ritardo e nella maggior parte dei casi assaporo davvero il viaggio mesi dopo che sono tornato a casa. Sarà una questione di velocità o di quantità ? E se questa cosa valesse per tutto ciò che faccio nella vita? Se da questo viaggio imparassi a rallentare? Se da questa riflessione imparassi ad alzarmi da tavola un attimo prima di sentirmi sazio? Forse riuscirei a essere presente nel tempo presente senza più dondolare tra un passato che non c’è più e un futuro che ancora non esiste. 

Ci sono tanti tipi di deserto. Prima di questo viaggio quando immaginavo il deserto non vedevo che dune e sabbia. Il deserto invece può essere fatto di rocce, di montagne, di vulcani e di flora e di fauna, ci possono essere le lagune, fenicotteri, vigogne. Deserto non vuol dire che non c’è nulla al contrario a volte nel deserto è possibile persino incontrare le risposte alle nostre domande più antiche. 
C’è una battuta famosa in “Lawrence d’Arabia“, il vecchio film sull’eroe inglese che guidò la rivolta araba contro i turchi sullo sfondo della prima guerra mondiale che rispecchia il mio pensiero a riguardo del deserto. A un certo punto un ufficiale britannico, chiaramente disgustato dallo stile di Lawrence, che vestiva alla araba e si spostava a dorso di cammello, gli chiede che cosa mai gli piaccia così tanto del deserto. “Il deserto mi piace”, risponde il protagonista, “perché è pulito”.
Ognuno trovi il proprio significato in questa risposta ma per me è chiaro che dove non c’è presenza umana c’è di fatto tutto il resto e quando si rimane seduti con il cuore in ascolto si ha la sensazione di essere soli e di essere tanto piccoli ma tutto ciò non fa per niente paura.  
Chiedetemi dove mi sono sentito più a mio agio o dove mi sono sentito più a casa fra tutti i posti che ho attraversato in questi mesi e non esisterò nel rispondervi: “Nel deserto, perché lì non ho paura”.

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