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Il conducente del 60 notturno come uno scafista percorre le strade di una città appena uscita dalla prima quarantena mondiale. A bordo salgono poche persone, indossano mascherine che coprono naso e bocca, un velo di paura davanti agli occhi e coperte termiche sulle spalle. Un viaggio attraverso nuovi divieti e posti di blocco, lune piene spettacolari, mani che si sfiorano senza guanti e abbracci rubati agli angoli delle strade. La colonna sonora è una musica che spezza il cuore, storie, frammenti, flussi di incoscienza, canzoni che escono dalla radio e spacciatori di rose rosse davanti ai semafori. Un conducente come un reporter di guerra e di amore, un lento viaggio costantemente in bilico tra una nuova catastrofe e la bellezza, tra bombe e poesie.

60 notturno – storie di sommersi e di salvati CLICCA QUA

«La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.»

Nel dicembre 2019 ho lasciato il mio lavoro e sono partito per un viaggio in Sudamerica. I primi di marzo mentre mi trovavo sul confine tra il Cile e la Bolivia mi sono reso conto che l’epidemia scoppiata prima in Cina e poi in Europa era molto più seria di quanto pensassi. Durante il viaggio mi collegavo poco a internet, un po’ per disintossicarmi e un po’ perché il mio telefono non funzionava quasi mai. Quando ho iniziato a capire che le cose potevano prendere una brutta piega ho deciso di tornare a Buenos Aires e da lì ho preso un aereo per fare la quarantena nella mia vecchia stanza di Barcellona. Durante queste lunghe giornate ho iniziato a parlare da solo. Non avevo mai pensato di registrare la mia voce, a volte la noia può essere anche una grande fortuna. Ho chiesto al mio amico Alberto Gambetti di montare i vari episodi e il risultato è un album fotografico di pensieri che ho chiamato: ” I sommersi e i salvati” scarabocchi dalla quarantena.

I sommersi e i salvati (scarabocchi dalla quarantena) CLICCA QUA